Siamo felici di comunicare che a Cuorgnè è stato riaperto lo sportello di ascolto, sospeso da marzo 2020 al mese di ottobre 2021 causa COVID.

Lo sportello di Cuorgnè, in via Morgando n.1, offre alle donne gli stessi servizi di quello della Casa delle Donne di Ivrea e raccoglie l’utenza del bacino dell’alto Canavese: ascolto delle problematiche, informazioni sui servizi territoriali e, sulla base dei bisogni emersi, orienta verso servizi della Casa.

Le volontarie sono presenti nella sede tutti i mercoledì mattina, dalle ore 9.30 alle ore 11, e sono disponibili per colloqui in presenza. Il numero di telefono per prenotarsi o avere informazioni è lo stesso della Casa: 0125 49514. Lasciate un messaggio e sarete richiamate.

Ad oggi la sede presenta alcune criticità già fatte presenti più volte sia alla vecchia che alla nuova amministrazione comunale e al Ciss 38: siamo tuttora in attesa di risposte adeguate.

Ad oggi abbiamo già seguito nel loro percorso alcune donne e ci impegniamo perchè il servizio sia adeguatamente promosso e conosciuto sul territorio. Con questo intento, in  occasione della “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” abbiamo promosso a Cuorgné lo spettacolo di danza, musica e poesia “Io sono l’uragano” : lo spettacolo ha registrato il tutto esaurito ed ha coinvolto un pubblico eterogeneo, attento è interessato alle nostre iniziative.

Speriamo che tale interesse duri nel tempo, coincida anche con il supporto di atti pratici affinché le donne siano lasciate sempre meno sole nell’affrontare un dramma come la violenza che molte volte trascina con sè intere famiglie  e ha un forte impatto anche sociale e non solo privato.

Qui di seguito la bella intervista alla Presidente della Casa e alle volontarie dello sportello, pubblicata in occasione del 25 novembre 2021 sul Quotidiano del Canavese : https://www.quotidianocanavese.it/cronaca/cuorgne-casa-delle-donne-luogo-di-incontro-e-spazio-sicuro-dove-trovare-ascolto-e-supporto-foto-e-video-35918

Qui di seguito un estratto dell’intervista, sempre del Quotidiano del Canavese,  alla volontaria dello sportelo e psicologa Melissa Reggianini .

D: La quarantena ha costretto voi, come moltissime altre realtà in tutto il mondo, ad apportare delle modifiche al modo in cui operate. Che cosa è cambiato per voi? E che cosa invece è cambiato per le donne vittime di violenza costrette a restare a casa?

R: La situazione vissuta durante la pandemia influenza a mio avviso il fenomeno della violenza di genere e, di conseguenza, chi opera in questo ambito almeno sotto due aspetti. Il primo è sicuramente la chiusura in casa, che ha prodotto un incremento delle situazioni di violenza. Da una parte vi è la donna che, già vivendo situazioni violente, costretta ad una convivenza esclusiva si è ritrovata a dover subire maggiori episodi di violenza da parte del convivente; dall’altra, sono esplosi comportamenti maltrattanti in coppie e relazioni che mantenevano un equilibrio irreale grazie ai punti di riferimento esterni, crollati e scomparsi a causa della pandemia. La chiusura implica una mancanza di nutrimento personale che sfocia nella coppia con ira e incomprensioni. In questa situazione, la donna, per i costrutti sociali e culturali che la vivono, soccombe. Mi riallaccio qui al secondo aspetto da tenere in considerazione, soprattutto per chi opera per aiutare e accompagnare le donne vittime di violenza di genere: la totale scomparsa dei punti di riferimento esterni, in cui le persone in generale si rispecchiavano per costruire e dar coerenza alla loro identità. È necessario quindi, per le operatrici un cambio di paradigma non più basato sulle certezze esterne ma caratterizzato da una profonda ricerca interiore. Le donne hanno bisogno di ri-conoscersi e prendere contatto con sé stesse. Il rumore fuori, aiuta a riempirsi, ma quello di cui c’è bisogno ora è di cambiare la direzione del proprio sguardo, verso noi stesse e il silenzio, anche se spaventa, ci permette di ascoltare con più facilità tutte le nostre voci interne, che da tempo avevano voglia di parlare e comunicare certi malesseri.

D: A Cuorgnè, in partnership con l’Amministrazione comunale da sempre attenta a queste problematiche, c’è uno sportello ad hoc per chi è vittima di violenza. Come funziona? Chi e come ci può accedere?

R: Lo sportello di Cuorgnè, rappresentando la sede distaccata della Casa delle Donne di Ivrea, si offre come grande punto di riferimento per tutte coloro che vivono in quelle zone, un po’ più decentrate da Ivrea. È aperto tutti i mercoledì mattina, indicativamente dalle 9 alle 11, ma con amplia possibilità di essere flessibili in base alle necessità. In sede troverete sempre due volontarie pronte ad accogliere ed ascoltare coloro che hanno voglia e bisogno di uno spazio sicuro di non giudizio. Pilastro fondamentale dell’operato delle volontarie è il donare importanza ad ogni narrazione; è importante che chiunque in questa sede si possa sentire libera di raccontare e non raccontare la sua storia, sentendosi comoda e protagonista, non vittima e diversa. La comunicazione sarà intima e informale, proprio per non metterle ulteriori pressioni. Questo si rivela importantissimo soprattutto per tutte quelle donne che parallelamente hanno dovuto affrontare o stanno attraversando un percorso giudiziario, in qui le etichette e il giudizio possono farle sentire sbagliate, impotenti e sole.

D: Come consigliate di agire se si è vittime di violenza, che a volte non è solo fisica ma anche psicologica, o se si conosce qualcuno che pensiamo possa esserlo?

R: Il consiglio è quello di prendere tutto il coraggio che si trova e parlare con qualcuno di fiducia, che possa anche solo ascoltare. L’ideale sarebbe riuscire a recarsi in un qualsiasi centro di ascolto, come il nostro, per scambiare idee, emozioni e paure e cercare di ampliare le possibilità di scegliere, possibilità che a volte, in momenti difficili, possono sembrare impossibili. Questo è il passo più difficile da compiere ma il più importante: uscire alla luce e chiedere aiuto. La vergogna, i sensi di colpa, le paure di non farcela sono sentimenti comuni a tutte coloro che vivono situazioni di violenza, non per forza fisica ed esplicita. Non sei sola! E se hai anche solo qualche dubbio di vivere una situazione del genere vai e cerca un confronto, non devi sobbarcarti carichi e malesseri, solo perché considerati “normali” dalle nostre credenze socio-culturali.

D: Quale importante insegnamento si deve trasmettere ai giovani di oggi per far sì che le agghiaccianti statistiche e i purtroppo frequenti casi di cronaca di oggi non siano più così spaventosamente d’attualità un domani?

R: Sicuramente è importante una cultura di genere, improntata sull’abbattimento degli stereotipi e sull’etica del non giudizio. Educare alla non violenza significa rendere esplicite tutte le varie forme in cui la violenza di genere può manifestarsi, rendendo esplicite anche le sfumature più invisibili e mettendo accento proprio su di esse. Insegnare il rispetto reciproco, l’aiuto e il sostegno nelle differenze. Il compito di chi insegna è quello di de-costruire alcune credenze per crearne di nuove, più sane, più umane, dando esempi concreti di non competitività e sorellanza.

 Video dell’intervista al gruppo di volontarie che opera a Cuorgnè:  https://youtu.be/igejKPcUYDA