ANNO 2020

 

Sportelli di Ivrea e Cuorgnè

Nei periodi di chiusura legati alla pandemia da Coronavirus l’ascolto delle nostre utenti è comunque stato garantito a distanza.

Si noti che nel solo mese di gennaio 2021 sono state redatte 5 schede di accoglienza presso lo sportello Alzati Eva e che 2 persone hanno già richiesto un appuntamento per la prima settimana di Febbraio, a conferma del trend riscontrato, purtroppo, nel 2020.

 

Stato delle schede di accoglienza Alzati Eva

Totale delle schede nel 2020: 38 (35  presso lo sportello Ivrea e 3 presso quello di Cuorgnè)

Totale delle schede a fine gennaio 2021: 43 (40+3)

 

Provenienza dell’utenza

Ivrea città, molti comuni del Canavese e Valle d’Aosta

Nazionalità italiana in 27 casi (divenuti 31 a fine gennaio 2021) e straniera  in 11 (divenuti 12)

 

Età dell’utenza

Tra i 20 e i 70 anni, con una prevalenza nella fascia tra i 40 e i 60 (63%)

 

Modalità di invio alla Casa

Le utenti sono arrivate a rivolgersi allo sportello Alzati Eva

  • perché hanno sentito parlare dello sportello da conoscenti
  • perché sono state consigliate da amiche che conoscono l’esistenza dello sportello
  • tramite volantini o indicazioni da farmacie o negozi
  • attraverso il sito e/o la pagina Facebook
  • per indicazione del comandante dei carabinieri
  • attraverso gli assistenti sociali

 

Motivi della richiesta di un colloquio
  • relazioni complesse e difficili in famiglia
  • separazione
  • aiuto per la presenza di figli minori
  • stalking
  • violenza psicologica
  • violenza fisica

 

Presa in carico e tipo di proposta da parte della Casa
  • mediazione familiare: 5% dei casi
  • counselling: 23%
  • supporto psicologico: 14%
  • consulenza legale: 26%
  • proposta multipla (es. counselling e consulenza legale): 26%
  • altri servizi: 6%

 

Considerazioni legate al periodo di chiusura delle normali attività

Anche durante il periodo di chiusura degli sportelli non è mancato il sostegno ai casi più gravi e alle donne che erano state prese in carico già lo scorso anno.

Le volontarie a turno hanno continuato ad ascoltare la segreteria telefonica, a raccogliere le richieste e a mettere in contatto le donne con le counsellor o i legali sia civili che penali.

Dall’ultimo DCPM la casa è comunque aperta, le volontarie accolgono le donne seguendo un protocollo di sicurezza o, qualora non vi sia la possibilità di muoversi, i contatti vengono gestiti a distanza tramite telefono, Skype o WhatsApp.

Sicuramente tutti i provvedimenti che limitano gli accessi e richiedono controlli (tamponi negativi, etc.) provocano delle conseguenze a forte impatto sulle donne vittime di violenza che sono fragili, spaventate e bisognose di sicurezza.

Nei percorsi obbligati ci siamo resi conto che è necessario trovare insieme agli altri servizi (Carabinieri, Procura , Servizi sociali , Case rifugio) la soluzione più opportuna, cercando di capire come coordinarsi anche e soprattutto quando la donna non arriva al pronto soccorso o non può, o non vuole, avvalersi del Letto Rosa in ospedale.

Riteniamo che sia importante trovare al più presto uno spazio e un tempo per concordare con i vari interlocutori dei protocolli comuni che aiutino le volontarie a procedere nei casi di emergenza fase dopo fase, certe di operare nel miglior modo possibile.

Ciascuna volontaria della casa mette il cuore nel proprio lavoro, nell’ambito dei ruoli assegnati al nostro interno, e segue una serie di comportamenti concordati, tali da far crescere la fiducia della donna e aumentare la sua consapevolezza e forza interiore per poter decidere i passi successivi.