Qui di seguito il racconto “Il volo” di Gildo Verna, che ringraziamo! Questo racconto è un esempio di quanto potete mandarci per partecipare al “Concorso solidale”. Trovate tutte le indicazioni per partecipare all’indirizzo http://www.casadonneivrea.it/1-concorso-solidale/ 

 Il VOLO

Mia figlia era un fantasma.. girava per casa come una ombra, vestita sempre di nero, i capelli lunghi che le coprivano il volto. Non parlavamo davvero da molto tempo, giusto due parole a colazione e a cena poi scappava nella sua stanza e si chiudeva dentro. 

Gaia era il nome che mia moglie ed io le avevamo dato, ma dai 13 anni in su di gaio non c’era più molto.

Non sapevo come prenderla, avevo rinunciato a recuperare un rapporto anche minimo: era una sconfitta su tutti i fronti.

Poi è arrivato il virus e l’invito a restare  a casa

Convivenza forzata giorno e notte, scuola a distanza per lei, lavoro a distanza  per me … niente attività sportive… Tranne la mia possibilità di volare in parapendio come socio di un club professionista.

Una grande opportunità che Gaia non aveva mai colto prima perché terrorizzata dall’idea di stare appesa ad un pallone in balia del vento da sola con se stessa.

Poi è arrivato il virus e Gaia avrebbe fatto di tutto per uscire dalla bolla in cui si sentiva intrappolata , anche venire con me a fare un volo biposto (1 sola vela con due seggiolini ed 1 solo al comando).

Così in un giorno perfetto per volare siamo usciti insieme in silenzio con una direzione precisa. Ho aiutato Gaia con l’imbracatura e le ho dato poche semplici regole  su come comportarsi : inoltre se avesse avuto paura, sarebbe bastato una leggera pressione della mano sulla mia gamba ed io sarei atterrato.

Poi la breve corsa, il salto nel vuoto ed il nostro volo è iniziato. E, mentre tutto si allontanava ed il vento ci sferzava il viso, noi passeggiavamo nel cielo. Mi aspettavo prima o poi il tocco della mano di Gaia per dirmi di tornare, ma non  è accaduto. All’inizio era rigida ma poi si è rilassata  e guardava a destra e a sinistra prima con le  mani aggrappate alle corde , poi lasciate fluttuare nell’aria.

50 minuti di volo ..l’ho fatto durare più possibile sfruttando tutte le correnti poi siamo atterrati con mio enorme dispiacere perché avrei voluto prolungare quel momento all’infinito.

Una volta liberata dalla vela si è staccata violentemente per allontanarsi da me: una fitta al petto poi un tuffo al cuore quando si è girata a guardarmi, gli occhi fissi nei miei a lungo e poi un timido sorriso le ha rallegrato il viso.

Vorrei dirvi che tutto è cambiato da allora ma non è così. Solo pochi segnali: ..una maglietta o i calzini colorati, un buongiorno al mattino, la porta della sua camera socchiusa una biglietto con su scritto ..quando facciamo ancora un volo INSIEME ?? !!

Quindi sono felice perché questo dannatissimo virus e le regole che  oggi siamo ancora costretti a seguire mi hanno fatto riflettere su quanto sia prezioso lo scorrere dei secondi, minuti ed ore che compongono la nostra vita e Gaia forse sta capendo  che non abbiamo abbastanza tempo per interpretare un ruolo che non ci appartiene.

Lei ora è ridiventata “un gabbiano con almeno l’intenzione del volo” per dirla con una frase di una famosa canzone di Giorgio Gaber : se poi riuscirà davvero a volare per ora non sono in grado di dirlo, ma ci spero. .