Sabato 28 maggio si è concluso il Progetto Viola, ciclo di incontri organizzato dall’associazione Punto a Capo ODV di Chivasso, con il patrocinio della Regione Piemonte e del Ciss38, cui hanno preso parte alcune volontarie della Casa delle Donne.

Le relatrici hanno sviscerato il tema della violenza di genere, nella peculiare accezione della violenza assistita da parte dei minori, figli di donne vittime e uomini violenti, ponendo i partecipanti dinanzi al ritratto, altrettanto violento, dell’infanzia violata e maltrattata. Al primo impatto, l’effetto sortito è stato quello di un silenzio sconcertato e scosso, ma allo stesso tempo carico di empatia e di domande da porre.

Nella maggioranza dei casi il maltrattante è un uomo e chi subisce gli atti di violenza è in primo luogo la donna, resa incapace di raccogliere e soddisfare adeguatamente il disagio vissuto dai figli a causa dello stato di terrore cronico in cui la famiglia si trova sommersa. I minori restano così ai margini di un contesto già privo di sufficienti strumenti di tutela, sia giudiziaria che sociale, aggravato dall’incapacità dello Stato di sviluppare e attivare adeguati percorsi di aiuto e recupero.

Nel corso del ciclo, infatti, largo spazio ha trovato l’analisi delle carenze del sistema giudiziario e dei servizi sociali: sentenze precarie, emesse al termine di percorsi lunghi e estenuanti, inadeguate a fornire una risposta soddisfacente spesso a causa dell’insufficienza di prove a carico del maltrattante; servizi che a causa della combinazione di molteplici fattori (tra cui, in primis, la carenza di risorse economiche idonee) non sono sempre in grado di raccogliere il grido di aiuto nella sua interezza.

In tal senso, un ruolo importante è certamente rivestito dai Centri Anti-Violenza, in grado di accogliere nelle proprie strutture donne e bambini offrendo loro un sostegno legale e terapeutico e accompagnando la donna lungo un percorso che ha come obiettivo finale la riappropriazione del sé, meta che per essere raggiunta richiede anche la ricostruzione di un’autonomia lavorativa, principio riabilitativo di un rinnovato nucleo familiare.

Tanto resta ancora da fare, ma progetti come questo possiedono il merito di tenere alta l’attenzione della società civile e degli operatori sulle questioni più urgenti, offrendo al contempo utili strumenti di formazione.