Gloria DeFilippi, presidente Intercultura Ivrea e Canavese, spiega in che cosa consiste il progetto Intercultura di Ivrea, a livello locale, nazionale e internazionale.

Intercultura è la fondazione che ha consentito a Costanza Inostroza – che ha lavorato con la Casa delle Donne a progetti contro la discriminazione femminile – di raggiungere il Canavese ai primi di gennaio di quest’anno.

lntercultura ha la propria sede nazionale a Colle val d Elsa, e fa parte del network AFS con sede a New York..ad Ivrea non c’è una sede fisica ma le riunioni si effettuano allo Zac. 

Il punto di forza del programma è la carica innovativa rispetto ai programmi scolastici tradizionali che i fondatori hanno apprezzato all’estero e portato in Italia. 

“Ad oggi, contiamo sul fattivo apporto di oltre 5000 volontari nel nostro Paese, in circa 160 centri locali sparsi su tutto il territorio italiano.”

Spiega Defilippi.

“Si caratterizza come un movimento di volontariato internazionale con un programma di apprendimento interculturale rivolto agli studenti, alle famiglie ed alle scuole volontarie.

Base del progetto educativo è quello di far vivere un’esperienza personale di educazione alla mondialità, più o meno estesa nel tempo (da un mese ad un anno), a giovani tra i 15 e i 18 anni, ritenuti sufficientemente maturi per affrontare l’esperienza in modo non superficiale, ma non ancora coinvolti in scelte di vita definitive.”

Un modo per educare all’internazionalità, base per l’integrazione, è  il far vivere i ragazzi un viaggio in un Paese diverso dal loro. 

Ospiti di una famiglia ed una scuola per un periodo di tempo, possono assaporare le peculiarità di ogni luogo, scoprire una nuova cultura, ritornare a casa con un bagaglio di sapere completamente diverso.

Proprio com’è accaduto a Costanza che prima di lasciare il Canavese si è accorta di essere cambiata, più consapevole e felice dell’esperienza vissuta.ratta di far vivere un sogno, nonostante la pandemia, a ragazzi che rappresentano il futuro ed ai quali viene riconosciuto il ruolo di trasmettitori primari di cultura nella società” conclude Defilippi.