NON IMPORTA COME SEI VESTITA, È VIOLENZA ANCHE CON I JEANS

Nella mattina del 12 maggio, i giovani studenti del Liceo Scientifico “A. Gramsci”, accompagnati dagli educatori dell’associazione di promozione civica ACMOS e dalle volontarie della Casa delle Donne, hanno celebrato la giornata del Denim Day impreziosendo con blue jeans e il loro fresco entusiasmo la Passerella eporediese, luogo di passaggio e di incontro.

L’iniziativa è sorta dall’interesse evidenziato dai ragazzi durante i laboratori di educazione civica promossi dall’associazione nell’ambito del progetto Scu.Ter. (Scuola Territorio) verso i temi della parità di genere e della violenza sulle donne. Da qui, il coinvolgimento della Casa e l’auspicio comune che quello del Denim Day sia soltanto il primo di una serie di future sinergiche collaborazioni!

È il 29 maggio il giorno dedicato al Denim Day, indetto per la prima volta quindici anni fa in California, a Los Angeles, dall’associazione Peace Over Violence, per protestare contro una sentenza della Corte di Cassazione italiana e sensibilizzare contro la violenza sessuale e lo stupro sulle donne.

Nel novembre del 1998, infatti, il Supremo giudice italiano prosciolse l’imputato condannato in secondo grado per stupro ritenendo che il fatto non sussistesse in quanto la vittima, una giovane ragazza di 18 anni, indossava al momento del fatto (avvenuto, appunto, il 29 maggio del 1992) un paio di jeans tanto aderenti che, secondo la Corte, non sarebbe stato possibile sfilare senza la complicità della donna.

L’incredibile sentenza (poi annullata nel 2008) fece scalpore e smosse l’opinione pubblica di tutto il mondo, da cui, appunto, l’organizzazione della giornata del Denim Day, che ad oggi è diventata una vera e propria campagna contro la violenza maschile sulle donne e di genere, perché – come hanno ripetuto anche gli studenti intervistati dalle volontarie della Casa – «nessun abbigliamento giustifica lo stupro».

Grazie a questa occasione di collaborazione e confronto è emerso che tanto l’associazione ACMOS quanto la Casa delle Donne hanno a cuore l’attività con le scuole, la quale, al di là dei vincoli imposti dall’emergenza sanitaria, non è sempre facile e dovrebbe, invece, negli intenti di entrambe le organizzazioni, non limitarsi a sensibilizzare rispetto alla violenza di genere esplicita e brutale, bensì  porre l’attenzione anche sulle forme quotidiane e pervasive di discriminazione, su ciò che subdolamente ostacola la parità in termini di garanzie, legittime aspirazioni e realizzazione personale.

Come ci ha illustrato in una breve intervista Ramona, giovane membro attivo di ACMOS, l’associazione ha sede a Torino ma ha a Ivrea un suo presidio, il quale utilizza quali luoghi di incontro privilegiati lo ZAC e L’Albero della Speranza (punto vendita equosolidale situato in via Arduino) e propone interventi di educazione civica rivolti alle scuole superiori: si tratta di occasioni di confronto informale, durante le quali vengono forniti degli spunti ai ragazzi, ma soprattutto viene lasciato spazio ai loro punti di vista, e vengono portate testimonianze (da parte, ad esempio, di migranti o testimoni di giustizia), in collaborazione con altre organizzazioni del territorio (ACMOS è anche parte della rete attiva di Libera).

La celebrazione del Denim Day a Ivrea nasce dalla volontà di creare occasioni di aggregazione, confronto e riflessione anche fuori dalla scuola e si è riproposta dunque di destare curiosità e consapevolezza nei passanti, di dare loro “fastidio” , per citare le parole dei ragazzi dell’organizzazione, perché, in effetti, portare l’attenzione agli eventi che il Denim Day rievoca e a ciò che ad essi sottende, è, e dev’essere, “fastidioso”. E per chi, ancora giovanissimo, ha conosciuto in prima persona l’orrore della violenza di genere intrafamiliare, l’evento ha significato riconoscimento e possibilità di espressione.

Nel corso della giornata, inoltre, sono stati raccolti jeans usati che verranno donati ad associazioni umanitarie.

Rifacendoci ancora alle parole di alcuni studenti da noi incontrati, il cambiamento richiede tempo e non sono sufficienti una o poche giornate all’anno dedicate alla sensibilizzazione sul tema, benché siano necessarie. E noi siamo siamo liete di non aver perso questa occasione, alla quale auspichiamo facciano seguito altre preziose collaborazioni!