DDL Pillon: più che un disegno di legge, è uno scarabocchio.
Contro il disegno di legge Pillon occorre mobilitarsi in maniera ferma e decisa. Il disegno di legge Pillon sull’affidamento familiare, pervenuto in Commissione Giustizia del Senato lo scorso 10 settembre 2018, è fortemente contestato dalla società civile e dagli esperti della materia per varie motivazioni.

Per tale motivo si invita a firmare la petizione promossa da Donne in Rete contro la violenza, e a partecipare alla manifestazione nazionale di protesta del 10 novembre a Roma.

Il disegno di legge Pillon sull’affidamento familiare è incentrato sulla divisione paritaria dei tempi dell’affidamento dei figli minori di coppie in via di separazione, prevede che debba in ogni caso essere “garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre”.
Conseguentemente il minore dovrà vivere in due case e il genitore a cui spetterà l’abitazione di famiglia (quasi sempre la madre a cui spesso viene assegnata nell’interesse dei figli minori), che sia comproprietario o che di essa sia proprietario l’altro genitore, dovrà pagare un corrispettivo economico.

L’assegno di mantenimento dovrà essere sostituito da un equipollente calcolato sugli effettivi bisogni dei figli, concordati dai genitori, e diviso equamente tra loro, in base al corrispondente reddito personale. Qualora la madre ne sia priva (quasi sempre il genitore economicamente più debole: l’occupazione femminile in Italia è inferiore al 50%, il 25% delle donne perde o lascia il lavoro dopo la maternità e quelle che lavorano hanno comunque un reddito radicalmente inferiore al compagno/marito), le spese ricadranno sul padre, che però non corrisponderà un assegno forfettario, ma pagherà direttamente le spese vive o a fronte di specifiche fatture.
Un palese attacco alla dignità delle donne e a una realistica gestione della vita di un minore.

Si prospetta anche un indubbio regresso, rispetto alla normativa precedente in tema di affidamento familiare, soprattutto per le donne impossibilitate, per propria condizione di vita o di lavoro, ad assolvere gli oneri finanziari imposti dalla legge, con la conseguente perdita della propria relazione con il figlio minore.

Le donne e i minori obbligati per legge a confrontarsi con coniugi e genitori violenti, si prospettano come inevitabili vittime del ddl Pillon.

Leggete l’intero articolo dei promotori della petizione!

Vi invitiamo a firmare la petizione promossa da Donne in Rete contro la violenza, e a partecipare alla manifestazione nazionale di protesta del 10 novembre a Roma.